PROFUMO D'ORIENTE

 

Spettacolo ideato e diretto da Salua e Valentina Mahira

Teatro delle Muse Roma

11 e 12 giugno 2004

Lo spettacolo "Profumo d'Oriente" rappresenta, attraverso la musica e la poesia, uno sguardo verso la cultura araba; una cultura antica, madre di opere di rara bellezza: dall'architettura alla letteratura, dalla filosofia alla musica..
Lo spettacolo, infatti, propone non solo performance di danza del ventre.
E' un percorso che parte dall'antica Mesopotamia, e quindi con le danze propiziatorie alla dea Ishtar (dea della fertilità), passando per le antiche danze dei beduini del deserto, alle danze di corte all'interno dell'harem, a quelle popolari odierne, per finire con la scintillante danza del ventre che verrà proposta nei suoi vari stili. Insomma sarà una breve storia dell'evoluzione della danza orientale dalle origini ai giorni nostri.

  

 

"UN ORIENTE MADE IN ITALY"

"Profumo d'Oriente" è il titolo dello spettacolo presentato da Valentina Mahira e Salua Nanni al Teatro delle Muse. Chi non voleva perdersi l' occasione più unica che rara di sentirsi per una sera un vero pascià di nome e di fatto attorniato da almeno una ventina di splendide e sinuose danzatrici in sgargianti colori tra veli e pendagli era avvertito. Un testo di raccordo, recitato dalla giovane attrice Vania Lai, teneva uniti i diversi quadri coreografici: danze propiziatorie di argentee sacerdotesse sotto la luna con gesti rituali di estrema soavità e grazia tra profumi di gelsomino per una puerpera, ma anche danze beduine del deserto con tamburello, piccoli colpetti di anca, braccia serpeggianti, roteazioni del bacino, virtuosismi al battito delle mani. Voci del deserto, nostalgie, ricordi e storie passate che tornano in danze con bastoni (del basso Egitto), in donne velate con sonagli mentre sullo sfondo campeggiano quadri di pittori ispirati all'Oriente.
Non mancavano le danze dei candelabri, sospesi sulla testa delle due prime danzatrici Valentina e Salua, danza delle spade (proprie delle schiave dell'Harem) con una scimitarra sospesa in equilibrio precario su testa, spalla e anca. Insomma un divertimento per chi danza in scena col sorriso sempre sulle labbra, ma anche per l'occhio dello spettatore che non si è mai visto tante danzatrici orientali tutte insieme in scena nella stessa sera, alcune delle quali potrebbero apparire davvero arabe per tratti somatici del volto o colore dell'incarnato avvolto in lunghe gonne fruscianti e in calzari leggeri.
E c'è anche un confronto ravvicinato del tip-tap e della danza del ventre quasi a botta e risposta. Così dalla tradizione antica si arriva alle molte varianti della danza novecentesca dagli Anni Venti sino ad oggi.
Uno spettacolo unico nel suo genere, che produce cultura e divertimento ma soprattutto implicitamente getta un ponte tra culture diverse che ancor prima dell'epoca di Tancredi e Clorinda si sono fronteggiate con alterne fortune sui due lati del Mediterraneo. Il messaggio è però oggi di fratellanza e di pace in un mare ormai destinato più ad unire che a dividere. E ognun sa quanto ce n'è bisogno.

 di Lorenzo Tozzi
Critico musicale e di danza de "IL TEMPO" di Roma